mercoledì 17 agosto 2016

Involtini di roastbeef alle erbe aromatiche

Staffetta in cucina

Superati i festeggiamenti e le gite fuori porta di ferragosto (che da noi non ci sono stati causa fase di studio intensissimo), vi proponiamo questi buonissimi involtini di roastbeef. Facilissimi da preparare e molto freschi, potete scegliere se proporli come antipasto (come abbiamo fatto noi) oppure come secondo. In ogni caso è un’idea intelligente per queste torride giornate estive.
Per la loro preparazione prediligete formaggi di capra morbidi ma molto saporiti, ed erbe aromatiche fresche ma non troppo amarognole: andateci piano con la salvia per esempio, noi ne abbiamo messa solo una foglia.
Si possono preparare in anticipo, anche solo la farcia. L’importante è condirli solo all’ultimo momento, ed essere generosi con il condimento. Garantiamo che soddisferanno anche i palati più esigenti.

Tempo di preparazione: mezz'oretta
Difficoltà: facile

Ingredienti (per 40 involtini)
  • 40 fette di roastbeef all’inglese (che non si sbriciolino)
  • 400 g di caprino
  • 20 g di erbe aromatiche fresche (menta, basilico thai, melissa, finocchietto, salvia)
  • olio
  • sale
  • pepe verde liofilizzato
  • insalatina
  • noci
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico
  • 2 cucchiai di aceto di mele
Lavate e asciugate bene le erbe aromatiche, dopodiché trituratele finemente. Mescolate con una frusta il caprino con le erbe tritate, un po’ di olio, sale e pepe. Stendete le fette di roastbeef, spalmate la crema ai formaggi e arrotolate gli involtini.
Preparate il condimento mescolando 5 cucchiai di olio, 1 di aceto balsamico e 2 di aceto di mele. Aggiungete sale, i grani di pepe appena schiacciati, e una granella di noci grossolana.
Servite disponendo un letto di insalatina sul piatto, gli involtini, il condimento, ed eventualmente decorate con delle noci intere.

In abbinamento a questi involtini abbiamo servito un Pinot nero dell’azienda RoncSoreli, della quale vi abbiamo già parlato qui. Perfetto!

Staffetta in cucina

venerdì 12 agosto 2016

Cookies al triplo cioccolato

Staffetta in cucina

A volte ti prende una voglia improvvisa di dolce (soprattutto in giornate grigie come oggi), ti guardi intorno, cerchi in tutti gli angolini dove nascondi le golosità per vedere se è rimasto ancora qualcosa: niente!!!
Subentra lo sconforto, che ultimamente si unisce a un senso di colpa permanente visto che devi stare a dieta…
Ma poi chi l’ha detto che non si può fare un piccolo, infinitesimale sgarro??? È un lampo, uno sguardo d’intesa e complicità con la figlia e ci precipitiamo in cucina. Vogliamo una cosa cioccolatosa, facile e rapidissima da fare. L’unico cioccolato rimasto è un avanzo di fondente; le uniche noci rimaste sono un sacchettino con un mix di macadamia, mandorle, anacardi e brasiliane… se resistiamo e non le mangiamo strada facendo, ci bastano a malapena per i cookies!
Abbiamo così adattato una ricetta già sperimentata (la trovate qui) dove usavamo cioccolato bianco e macadamia. Anche questa versione è altrettanto golosa e sparisce in un battibaleno!!!

Staffetta in cucina

Tempo di preparazione: 30 minuti
Difficoltà: facilissima

Ingredienti
  • 125 g di burro
  • 180 di zucchero semolato
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo
  • 270 g di farina 00
  • 25 g di cacao amaro
  • 8 g di lievito
  • 160 g di cioccolato fondente
  • 150 g di noci varie (macadamia, brasiliane, mandorle, anacardi)
Fate ammorbidire il burro. Montatelo con lo zucchero, e poi aggiungete un pizzico di sale. Quando il composto è bello spumoso, aggiungete l’uovo intero e continuate a sbattere. Infine, unite il cacao, la farina e il lievito (setacciati insieme), mescolando finché il composto non è bello uniforme.
A questo punto aggiungete i pezzetti di cioccolato fondente e le noci in precedenza ridotte a pezzi grossolani, ma senza lavorare troppo il composto altrimenti il burro si riscalda. Prelevate una cucchiaiata di composto, deponetela su una teglia ricoperta di carta da forno e schiacciate un po’, così da ottenere una sorta di schiacciatina. Distanziate bene i biscotti, perché durante la cottura si gonfieranno e si allargheranno.
Infornate a 180° per 15 minuti esatti in forno statico. State attenti che se prolungate la cottura i biscotti rischiano da freddi di risultare duri. 

mercoledì 10 agosto 2016

I cannoli bolognesi

Staffetta in cucina

Con questo sfiziosissimo aperitivo/antipasto oggi festeggiamo i 5 anni del nostro blog. Sembra ieri che abbiamo passato 10 ore su Paint per fare il logo del blog (si, sul serio; siamo incapaci con la grafica) e abbiamo messo in piedi la nostra paginetta!
Ora contiamo 250 articoli pubblicati tra ricette, viaggi ed eventi; un contest organizzato da noi; un numero infinito di ore di fotografia e post produzione; tantissime persone fantastiche conosciute attraverso il blog e i social che si occupano di questo mondo del food&drink.
Sicuramente senza il blog non avremmo fatto tante pazzie; non avremmo di certo tentato di modellare lo zucchero tirato a mani nude con una temperatura di circa 160°C: da allora Alessia è “mani di amianto”!
Il blog per noi è da sempre uno stimolo ad inventarci qualcosa di nuovo, dalle ricette più semplici (come in questo caso), a preparazioni complicate che richiedono a monte ore di studio e ricerca. Nonostante gli alti e i bassi (e soprattutto i molti bassi degli ultimi 2 anni), non abbiamo mai pensato di chiudere il blog, e speriamo ora di tornare in piena attività, magari con una nuova veste. Aspettate e vedrete!
Intanto vi lasciamo con questa ricettina nata da una delle pazze idee di Alessia. Il nome cannoli bolognesi prende ispirazione dal classico cannolo siciliano (a cui sono ispirati esteticamente) e dal ripieno con cui sono stati preparati: la mortadella di Bologna.
Buon 10 agosto anche a voi!

Staffetta in cucina

Tempo di preparazione: 10 minuti (più mezz’ora di riposo)
Difficoltà: facilissimo

Ingredienti (per 20 cannoli)
  • 20 cannoli già pronti (7-8 cm di lunghezza per 2 cm di diametro)
  • 100g di mortadella con i pistacchi
  • 200g di ricotta vaccina
  • 1 cucchiaio abbondante di parmigiano reggiano
  • 1 cucchiaio di marsala
  • pepe bianco
  • 30g di granella di pistacchi
Nel mixer mettete la mortadella, la ricotta (eventualmente sgocciolata se troppo acquosa), il parmigiano, il marsala ed una macinata di pepe bianco. Azionate il mixer ad alta velocità finché non ottenete una crema priva di grumi. Ponete in frigo per almeno mezz’ora ad assestarsi ed insaporirsi.
Poco prima di servire (altrimenti si inumidiscono e perdono la croccantezza), riempite una sac-a-poche con la crema e farcite i cannoli. Ponete in una coppetta la granella di pistacchi e tuffateci i cannoli prima da un lato e poi dall’altro in modo che la granella si attacchi alla spuma.
Pronti!

giovedì 4 agosto 2016

I cannoli siciliani

Staffetta in cucina

Dovete sapere che abbiamo una seria dipendenza da cannoli siciliani, per cui sia in Friuli che in Puglia abbiamo individuato i nostri “spacciatori” ufficiali.
A Manduria (TA) andiamo sempre a mangiarli alla pasticceria Trinacria, dove ci siamo accorte che vendono anche dei piccoli cannoli vuoti. Dato che la loro scorcia (nome con cui viene chiamato l’involucro) è davvero buonissima e noi non abbiamo alcuna intenzione di metterci a friggere in piena estate, abbiamo colto l’occasione per comprarne in abbondanza.
Con una prima parte abbiamo quindi preparato il classicissimo cannolo siciliano. Rispetto ad altre ricette sul web, la nostra crema di ricotta non ha tantissimo zucchero, perché non amiamo le preparazioni stucchevoli.
Per noi è una di quelle ricette furbissime perfette per l’estate: una volta comprati i cannoli (li si trova già pronti in molte pasticcerie), non serve cuocere niente, e soprattutto non avendo a che fare con creme a base di uova e latte, non rischierete di incorrere in malaugurate intossicazioni.
Unico accorgimento, dovete riempirli subito prima di servirli, altrimenti l’umidità della ricotta bagna il cannolo, perdendo così tutta la sua caratteristica croccantezza.

Staffetta in cucina

Tempo di preparazione: 5 minuti (più mezz’ora di riposo)
Difficoltà: facili

Ingredienti (per 12 cannoletti)
  • 300g di ricotta vaccina
  • 100g di zucchero
  • un pizzico di cannella
  • 30g di gocce di cioccolato
  • 30g di scorzette di arancia candita (più due listarelle per cannolo per la decorazione, che terrete da parte)
  • 12 cannoli già pronti di piccole dimensioni (7-8cm di lunghezza, e 2 di diametro)
La ricetta tradizionale (o almeno una delle tante nella regione Sicilia) richiederebbe per questa preparazione la ricotta ovina. In Friuli, però, non è per niente facile da trovare, per cui abbiamo optato per quella bovina. L’importante è che non sia acquosa: in tal caso, lasciatela sgocciolare in un passino.
Mescolate con una frusta la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una crema. Se sono presenti grumi, setacciatela. A questo punto aggiungete poca cannella, le gocce di cioccolato e le scorzette d’arancia candita tagliate finemente, e mescolate bene. Ponete in frigo a riposare per almeno mezz’ora.
Appena prima di servire, riempite i cannoli con la crema utilizzando una sac-a-poche, e decoratene le estremità con le listarelle d’arancia candita tenute da parte. In alternativa, si possono decorare i cannoli anche con granella di pistacchi o scagliette di cioccolato.

In abbinamento a questo dolce noi consigliamo un bel marsala secco (che richiama anche il marsala utilizzato per la preparazione della scorcia), che vada ad equilibrare la dolcezza intrinseca della crema di ricotta.

Staffetta in cucina

lunedì 1 agosto 2016

Tabbouleh (o tabulè) libanese

Staffetta in cucina

1 agosto. Molti staranno partendo per le vacanze, mentre noi siamo appena rientrati. Il caldo e l’afa sono piuttosto insopportabili in questi giorni, e se come noi siete alla ricerca di una ricetta che non richieda grandi lavorazioni e soprattutto cotture, questa fa proprio al caso vostro.
Il tabbouleh è una tipica ricetta libanese a base di bulgur. Per chi non ha ben presente di che cosa si tratti, o lo confonde con il cous cous, facciamo un po’ di chiarezza.
Il bulgur è grano spezzato, mentre il cous cous è farina di grano duro che viene impastata con acqua e “sbriciolata” in piccole palline. Le cotture sono simili, ma la consistenza è molto diversa: mentre il cous cous tende a formare dei grumi (e anche ad attaccarsi molto alla pentola in fase di cottura), il bulgur resta decisamente sgranato. Entrambi non possono essere usati dai celiaci perché contengono glutine.
Tornando alla ricetta, noi qui vi presentiamo la sua forma tradizionale, ma si possono aggiungere altre verdure crude a piacere o altre erbe aromatiche. Non possono mancare, però, il prezzemolo e la menta in quantità esagerate, che ne sono gli elementi essenziali.
Ricetta perfetta per: vegetariani, intolleranti al lattosio, intolleranti alle lunghe cotture d’estate, uomini e donne con poco tempo o poche attitudini culinarie.

Staffetta in cucina

Tempo di preparazione: 20 minuti
Difficoltà: facilissima

Ingredienti (per 4 persone)
  • 300 g di bulgur
  • mezzo chilo di pomodorini ciliegino
  • mezza cipolla rossa di tropea
  • abbondante prezzemolo fresco
  • abbondante menta fresca
  • 1 limone
  • olio
  • sale
Portate a bollore 750 g di acqua salata (2,5 volte il quantitativo di bulgur), aggiungete il bulgur e cuocete per 7 minuti (oppure seguite le indicazioni della confezione). Togliete dal fuoco e lasciate gonfiare e raffreddare.
A parte triturate finemente la cipolla rossa, il prezzemolo e la menta precedentemente lavati e asciugati. Tagliate i pomodorini in 4. Mettete tutto in una terrina, condite con sale, olio e abbondante succo di limone. Aggiungete il bulgur e mescolate bene.
Lasciate riposare in frigo almeno un’oretta (ancora meglio per una notte intera). Aggiustate di olio, sale e limone, e servite freddo.

venerdì 1 luglio 2016

Weekend in Umbria - parte II


Torniamo dopo una settimana un po’ incasinata con la seconda parte del tour in Umbria. Vi abbiamo lasciato al termine del secondo giorno di viaggio, descrivendo i nostri vagabondaggi attraverso Assisi, Spoleto e Foligno.
Il terzo giorno di viaggio diciamo addio al bellissimo agriturismo La quercetta e ci dirigiamo verso Perugia. Sulla strada ci fermiamo a Spello per visitarla di giorno.
Spello è rinomata come uno dei borghi più belli d’Italia e merita assolutamente una sosta. Famosa per la sua Infiorata, anche nel resto dell’anno si nota la passione dei suoi abitanti per i fiori e per tenere bella e pulita questa cittadina.
Assolutamente da non perdere a Spello è la Colleggiata di Santa Maria Maggiore, al cui interno è presente la famosa cappella Baglioni, celebre perché completamente affrescata dal Pinturicchio.
A Spello avremmo voluto visitare anche la Casa romana, ma non siamo riuscite a trovarla (pur avendo girato intorno al punto indicato da mappe e passanti). Dobbiamo sottolineare come in tutta l’Umbria la segnaletica sia un po’ carente, sia quella stradale che all’interno delle città. Un encomio, invece, va alla città di Spoleto, in cui i monumenti erano tutti ben segnalati all’interno del centro ed era davvero difficile perdersi.


Ci muoviamo quindi verso Perugia, che dista circa un’oretta di macchina. Parcheggiamo in un comodissimo parcheggio sotterraneo, collegato direttamente al centro città da comodissime scale mobili. Queste scale mobili hanno la peculiarità di essere state ricavate all’interno delle fondamenta della rocca paolina, per cui l’arrivo è davvero molto suggestivo.
Arrivate a Perugia andiamo subito alla Galleria nazionale dell’Umbria, perché su internet c’era scritto che chiudeva alle 13 (era già mezzogiorno abbondante), ma quando scopriamo che non è così decidiamo di pranzare perché siamo veramente affamate.
Andiamo nella vicina piazza Matteotti a mangiare da Testone. Devo ammettere che la torta al testo non è all’altezza di quelle che abbiamo precedentemente assaggiato, gommosa all’interno (come se non fosse completamente cotta), e con una farcia di qualità più bassa. Promuoviamo invece il caffè, servito con abbondantissima panna montata.
A questo punto il tempo cambia, e facciamo giusto in tempo a rifugiarci nella Galleria prima che inizi una grandinata (mezz’ora prima c’erano 35°C). Visitiamo la Galleria e anche la Sala dei Notari (davvero imponente), ma scopriamo che quello a chiudere alle 13 è il bellissimo Collegio del Cambio, che quindi ci siamo perse. Il freddo e l’acquazzone ci fanno desistere dal visitare altro (con nostra grande tristezza).
Prendiamo la macchina in direzione Gubbio, dove a una decina di chilometri abbiamo prenotato una camera per la notte. La location è il suggestivo Castello di Baccaresca, che proprio in quella serata ospitava un evento dedicato ai matrimoni, dalla A alla Z, a cui abbiamo partecipato volentieri.


L’ultimo giorno è dedicato alla visita della città di Gubbio. Sotto una pioggia incessante (che fa perdere un po’ di magia purtroppo alla città) attraversiamo il centro storico, e visitiamo in ordine il Palazzo dei Consoli, la Cattedrale di Gubbio e infine il Palazzo Ducale.
Pranziamo in un ristorantino vicino al Palazzo dei Consoli, il Madonne et Messeri. Era presto (poco dopo mezzogiorno), il locale vuoto, e nonostante ciò ci abbiamo messo una vita ad ordinare due crescie (che non erano niente di che tra l’altro). Servizio da dimenticare insomma.
Concluso anche il giro di Gubbio e dei suoi bellissimi negozi di ceramiche artigianali, concludiamo il nostro viaggio con qualche acquisto e ripartiamo per il nostro Friuli.

E con questo post salutiamo l’arrivo di luglio e delle tanto agognate ferie. Partiamo questa notte alla volta della nostra amata Puglia, per cui per un paio di settimane non ci faremo sentire qui sul blog. Non mancheremo però di aggiornare i social, quindi non smettete di seguirci. E buone vacanze anche a voi!

venerdì 24 giugno 2016

Weekend in Umbria - I parte

Due settimane dopo torniamo con un nuovo post, ma niente ricette. Siamo state ferme causa prova pratica del concorso di Alessia, che poi è partita per quattro giorni in Umbria con un’amica.
E proprio di questo bellissimo giro vi parla oggi (fra qualche giorno la seconda parte), con tutte le indicazioni su dove andare a mangiare e dormire, le cose da vedere, le spese sostenute. Speriamo che questo dettagliato resoconto possa essere utile a qualcuno di voi.
***
Quattro giorni a disposizione e una meta da scegliere. Abbiamo calcolato di fare non più di 5-6 ore di macchina per arrivare (vivendo nel profondo nord-est è sempre lungo spostarsi), e la scelta è ricaduta sull’Umbria.
Spesso snobbata in favore della più famosa Toscana, l’Umbria è un gioiellino nascosto, privo delle masse turistiche di altre regioni, ma con una tradizione artistica ed enogastronomica di tutto rispetto. In circolazione tanti stranieri (anglosassoni in primis); meno italiani, con una predominanza di persone anziane in pellegrinaggio. Forse sarebbe il caso che anche i giovani iniziassero a riscoprirla: noi l’abbiamo fatto e non ci ha deluso.
Venendo da nord abbiamo deciso di suddividere più o meno così il percorso:
1° giorno: Assisi
2° giorno: Spoleto e Foligno
3° giorno: Perugia
4° giorno: Gubbio
Per i pernottamenti abbiamo studiato le offerte di trivago, prediligendo strutture a prezzi contenuti (alla fine abbiamo speso meno di 300€ a testa tutto compreso, anche i caffè), e un po’ fuori mano rispetto al centro delle città. Per i pasti ci siamo affidate a tripadvisor. In entrambi i casi siamo state molto contente.

1° giorno: Assisi

Partite da Udine alle 8, arriviamo in zona Assisi per l’una abbondante, non avendo trovato traffico o rallentamenti. Decidiamo di fermarci per prima cosa nel limitrofo comune di Santa Maria degli Angeli, dove si trova l’omonima chiesa.
Qui per prima cosa pranziamo presso il Porcellino divino, locale che vende panini e torte al testo con salumi artigianali di produzione propria. Abbiamo assaggiato il panino con la porchetta (che era un po’ freddina ed in un punto un po’ grasso) ed una fenomenale torta al testo con sella di maiale. Il proprietario è stato gentilissimo, e ci ha pure offerto due bicchieri di rosso. Speso niente: 6,80€ in due.
Alle 3 ci dirigiamo verso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, che al suo interno include la famosissima Porziuncola, la chiesetta dove è nato l’ordine dei francescani. Merita davvero.
Subito dopo risaliamo verso Assisi, che fin da lontano si palesa come un bellissimo borgo. Parcheggiamo in uno dei parcheggi coperti della città (con comodissime scale mobili che portano vicino a Santa Chiara). Per prima cosa andiamo a visitare la Basilica di San Francesco, che chiude alle 17.30. Bellissima la basilica inferiore, che grazie ai suoi bassi soffitti color blu sembra avvolgerti con un mantello di velluto.
Dopodiché riattraversiamo tutta la città, visitiamo Santa Chiara (bellissima la cripta, i cui fregi marmorei si sono mantenuti molto bene), e poi riprendiamo la macchina alla volta dell’Eremo delle Carceri.
La strada non è per niente segnalata, e anche il GPS in questa occasione ci ha abbandonato, ma il luogo merita per il suo misticismo. Si tratta del luogo dove San Francesco e i suoi seguaci si rifugiavano per mesi per meditare e pregare. Consiglio abiti e scarpe comode per poter visitare, oltre all’edificio principale, anche i sentieri che portano alle caverne.
Conclusa la visita di Assisi ci dirigiamo verso Foligno, dove abbiamo prenotato una camera presso il B&B La quercetta. Disperso sulle pendici dei monti alle spalle di Foligno (anche se dista soli un paio di chilometri), all’inizio ci siamo preoccupate per la strada sterrata e stretta, dato che era a doppio senso. Tutto ripagato dalla meravigliosa vista e dalla tranquillità di questa location immersa in ettari di uliveti.


Qui il gentilissimo sig. Cesare ci ha accolto calorosamente, mostrandoci l’intera struttura, la piscina esterna e la nostra camera. Tutto bellissimo, curato nei minimi dettagli e pulito. Variegata, abbondante e di buona qualità anche la colazione, di cui abbiamo fatto esperienza nelle due mattine seguenti.
Dopo un rigenerante bagno in piscina ci siamo dirette verso Spello, cittadina a neanche 10km di distanza, in cui avevamo prenotato un tavolo presso l’Osteria al Postiglione (cucina tipica umbra), individuata attraverso tripadvisor e consigliataci anche dal sig. Cesare.
Al Postiglione abbiamo mangiato davvero bene: abbiamo preso un antipasto misto diviso in due (antipasto del Postiglione: crostini con ciauscolo, mortadella cotta con aceto balsamico, prosciutto di Norcia con aceto balsamico e rucola, pecorino alla piastra, patè di fegatini, strapazzata con tartufo), due primi (un formato tipico di cui non ricordo il nome, con pecorino e guanciale; e tagliolini cacio pepe e tartufo), e infine una millefoglie con frutti rossi in due. Il tutto innaffiato da due bicchieri di rosso di Montefalco. Luogo piacevole, accoglienza calorosa, piatti abbondantissimi (la cacio e pepe non sono riuscita a finirla).


Dopo un piccolo giro di Spello notturna (piuttosto vuota per essere un venerdì sera), siamo tornate nel B&B e siamo crollate a letto.

2° giorno.

Il secondo giorno lo dedichiamo alla visita della città di Spoleto. Parcheggiamo comodamente al parcheggio Ponzianina (1€ all’ora, 5€ il giornaliero) e prendiamo le comodissime scale mobili fino alla rocca. Qui prendiamo la Spoleto card (9.50€ l’intero), che ci dà accesso alla maggior parte delle attrazioni della città.
Visitiamo la rocca, poi scendiamo verso la città e visitiamo il duomo, famoso per l’abside dipinta da Filippo Lippi. A me è piaciuta tantissimo la Cappella dell'Assunta, mantenuta piuttosto nell’oscurità e abbastanza snobbata dagli avventori, che si fermano nella precedente Cappella Eroli affrescata dal Pinturicchio.
Visitiamo anche la Casa romana, all’interno della quale gli spazi e i mosaici si sono mantenuti molto bene.
Pranziamo alla Prosciutteria, in corso Mazzini, dove abbiamo mangiato due ottime schiacciate: io ho ordinato quella ciauscolo e pecorino, con aggiunta di melanzane alla griglia. Spettacolare! Con 10€ in tutto abbiamo pranzato.
Tornate alla macchina, ci siamo dirette verso la longobarda Basilica di San Salvatore, bene Unesco. Terminata così la visita di Spoleto, sulla strada del ritorno ci fermiamo alle fonti del Clitunno (bellissimo luogo per famiglie con bambini e non), dove si trova il tempietto sul Clitunno, altro bene Unesco di epoca longobarda.


Dopo un bagno rinfrescante, ci dirigiamo a Foligno per cena. Qui la città è in fermento per la giostra della Quintana, e noi abbiamo prenotato un tavolo all’Osteria Dodici Rondini.
Ristorantino fuori dai generi (cucina rivisitata, e ambiente dal design particolare) in una via del centro non di grande passaggio, si dimostra da subito un’ottima scelta. Non abbiamo molta fame e ci buttiamo direttamente su due secondi. Io non prendo mai la tagliata ma la descrizione della marinatura con cui viene fatta mi incuriosisce e faccio bene: buonissima, delicata, morbidissima, una delizia insomma. Inoltre conquisto subito il simpaticissimo oste, Damiano, con la mia conoscenza dei vini e il racconto del pinot grigio color buccia di cipolla. Concludiamo con una libidinosa tarte ou citron, che non è molto umbra ma è davvero troppo buona!



Per le ultime due tappe ci aggiorniamo ai prossimi giorni.

martedì 7 giugno 2016

Marmellata di limoni perfetta (metodo Tiziana)

Staffetta in cucina

Lo sappiamo, non è più la stagione perfetta per parlare di marmellata di limoni, ma il caso ha voluto che trovassimo dei meravigliosi limoni IGP di Amalfi ad un prezzo davvero buono, e non abbiamo resistito.
Tutti sanno che abbiamo una passione sfrenata per gli agrumi in generale, e andiamo molto fiere delle nostre marmellate, ma la marmellata di limoni, di cui vi abbiamo messo la ricetta qui, aveva una imperfezione: la buccia del limone veniva troppo dura.
Abbiamo provato diverse varianti, cambiando i tempi di cottura, ma niente. Il risultato non ci soddisfaceva. Vedendo questi bellissimi limoni ci è venuta un’illuminazione: e se fosse la varietà del limone il problema?
Così abbiamo subito fatto razzia di diversi chili di limoni, Tiziana si è inventata di sana pianta la ricetta prendendo spunto da più parti (i limoni erano piuttosto maturi, quindi volevamo evitare troppi giorni di lavorazione) e il risultato è stato eccezionale.

Ingredienti
  • 1,6 kg di limoni bio (peso netto)
  • 1 kg di zucchero
  • acqua qb
Lavate molto bene i limoni con una spazzola. Poi togliete entrambe le calotte dei limoni, la parte centrale bianca, eventuali semi, e affettate finemente i frutti. Pesate la frutta in modo che il peso netto sia di 1,6 kg.

Staffetta in cucina

Mettete tutto in una terrina capiente e coprite d’acqua fredda. Adagiate una pellicola a contatto dei limoni. Lasciate così per 12 ore.
Passate le 12 ore scolate e cambiate l’acqua lasciando per altre 12 ore in ammollo (sempre coperto con pellicola).
Scolate bene, mettete la polpa in una pentola e aggiungete mezzo litro d’acqua; portate a bollore e cuocete per una decina di minuti a fuoco vivace.
Aggiungete gradatamente lo zucchero mescolando bene e continuate a cuocere per altri 5-7 minuti. Spegnete, coprite con un disco di carta forno a contatto con i limoni e lasciate così per altre 24 ore.
Finite di cuocere per un’altra decina di minuti. Poi fate la solita prova piattino facendo attenzione che le marmellate di agrumi imbrogliano perché sembrano sempre liquide.
A questo punto invasate. Noi usiamo i vasetti della Bormioli, a cui cambiamo ogni volta i coperchi. Li sterilizziamo (solo i vasetti, ma non i coperchi) in forno a 100° e poi, una volta riempiti, li mettiamo in una bacinella avvolti da una vecchia coperta. Lasciateli così per 1-2 giorni finché si sono raffreddati completamente.